Olimpiadi 2012: i primi scandali (saranno anche gli ultimi?)

Pssst… l’ho letto su Twitter!

[di clotho98]

Dalle manipolazioni genetiche alle stoccate su Twitter, le Olimpiadi 2012 sembrano la fiera della scienza e della fantascienza. Altro che scandali olimpici!

Nel nuoto, Filippo Magnini abbandona Twitter dando ai suoi utenti degli “imbecilli criticoni”, mentre la cinese Ye Shiwen batte ogni record – a soli sedici anni! – facendo scattare automaticamente le accuse di doping. Non se ne trova traccia? Non importa, chi ci dice che non sia stata geneticamente manipolata?

Il tuffatore inglese Tom Daley, invece, è stato bersaglio di insulti – alcuni di stampo omofobico – sempre su Twitter. Un calciatore del Galles, Daniel Thomas, sembra essere il colpevole, e avrebbe approfittato del telefono incustodito dell’argento nel trampolino sincronizzato.

Cina, Sud Corea, Indonesia: cos’hanno in comune? Con uno scandalo hanno portato sotto i riflettori il badminton: errori sotto gli occhi di tutti pur di “sistemare” il tabellone dei quarti di finale nel modo più favorevole per le cinesi. O almeno così sembra. Non lo sapremo mai, forse, visto che tutte le atlete sono state squalificate.
Chissà cosa succederà nei prossimi giorni?

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La storia di Knud Enemark Jensen

La storia del doping è lunga quanto quella dello sport agonistico e, probabilmente, è altrettanto lunga la lista delle vittime di pratiche volte a migliorare le proprie performance: a vincere.
Knud Enemark Jensen potrebbe essere un nome tra i tanti, in questa lista, se non fosse per le circostanze della sua morte, avvenuta durante le Olimpiadi di Roma nel 1960.

Era il 26 agosto e la temperatura si aggirava intorno ai quaranta gradi: un colpo di calore, hanno pensato tutti quando Jensen ha iniziato a stare male, a circa venti chilometri dal traguardo.
I compagni cercarono di sorreggerlo per aiutarlo ad arrivare fino in fondo, per ben dieci chilometri.
Rimasto solo, cadde – apparentemente a causa di una insolazione – fratturandosi il cranio: così riporta l’autopsia, che non fa però parola delle sostanze dopanti trovate nel corpo del giovanissimo ciclista.

La sua morte spinse il Comitato Olimpico a istituire una commissione medica apposita in occasione delle Olimpiadi invernali del 1968 a Grenoble e ai Giochi estivi di Città del Messico, nello stesso anno.

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